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Roma 1870

« La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico » (Camillo Benso, conte di Cavour, discorso al Parlamento italiano 11 ottobre 1860)

Il 1870 porta i bersaglieri a Roma.

 Il 20 settembre 1870 un corpo di bersaglieri al comando del generale Raffaele Cadorna lo stesso massacratore dei siciliani entrava a Roma attraverso una breccia aperta nelle mura della città all’altezza di Porta Pia. Nonostante l’importanza storica, si riuniva all’Italia ed era la fine del Papa re e dello Stato Pontificio la resistenza opposta dall’esercito pontificio è stata debole  c’erano ad aspettare Cadorna complessivamente 15.000 uomini, tra cui dragoni pontifici, guardie svizzere, volontari provenienti per lo più da Francia, Austria, Baviera, Paesi Bassi, Irlanda, Spagna, ma soprattutto Zuavi, al comando dal generale Kanzler.Sulle ragioni per cui papa Pio IX non esercitò un’estrema resistenza,su questa non belligeranza  sono state fatte varie ipotesi: la più accreditata si dice sia  quella  della rassegnata volontà del Vaticano di mettere da parte ogni ipotesi di una violenta risposta militare all’offesa. È infatti noto che l’allora segretario di stato, il cardinale Giacomo Antonelli,(1) abbia dato ordine al generale Kanzler(2) di ritirare le truppe entro le mura e di limitarsi ad un puro atto di resistenza simbolico per evitare inutili e disumani spargimenti di sangue”.

 Con un successivo plebiscito del 2 ottobre si proclamava  l’annessione della città e del restante territorio pontificio all’Italia. Il governo italiano approva la “Legge delle guarentigie”(3),con cui riconosce una serie di privilegi economici e giuridici in vantaggio del Vaticano. Il 1° novembre, Pio IX dopo aver guidato la controrivoluzione dalla fortezza di Gaeta, come ultimo difensore della tradizione del potere temporale, proclama nel Concilio Vaticano Primo il dogma dell’infallibilità, respinge le guarentigie italiane, scomunica i responsabili dell’invasione, invita i cattolici a non partecipare alla vita politica di questo stato definito ribelle, che il pontefice e la Chiesa non riconoscono. Con i fatti di Porta Pia la questione romana smette di essere uno dei primi problemi nell’agenda politica dello stato unitario, anche se la definitiva riorganizzazione territoriale di ciò che rimane del potere temporale avrà  sistemazione solo nel 1929, con il Concordato voluto da Benito Mussolini.E la fine del potere temporale dei papi e l’inizio della questione italiana che dura decenni e che ha una prima conclusione nel patto Gentiloni e quindi col ritorno di 200 deputati alla Camera nel 1913.La conclusione della rappacificazione iniziata con Cavour termina con i patti lateranensi del 1923  tra Mussolini e il cardinale Gasparri, criticato perchè nell’accordo laterenense era rimasto valido sia il matrimonio religioso, sia il matrimonio civile.(estratto da :La Nazione che non fu).

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I Plebisciti e la Bugia Risorgimentale.

L’occasione che mi ha visto impegnata, a Venezia, in prima persona per la presentazione de”La Nazione che non fu”Operazione Verità è stata molto istruttiva al fine di confermare quanto nel libro è stato già espresso da noi autori,ma è stata anche incentivo per guardare al Risorgimento anche dalla parte di altri territori che hanno avuto i loro martiri e i loro morti tutti facenti parte della storia nascosta, di quella non scritta, non divulgata , proibita ,negata dall’agiografia risorgimentale,che ha afflitto non solo la Sicilia ma anche il Veneto e altre regioni dello Stato Unitario Italiano. Gli scambi portano conoscenze di microstoria dimenticata, volutamente insabbiata che è forse la vera parte unita di questo paese:le vessazioni subite dalle popolazioni da Nord a Sud per mano savojarda riguardano tutti noi ed è il solo fattore comune(oltre ligua e Patrimonio di Cultura) che questo territorio ha, in questo soltanto potremmo in un certo senso essere Nazione. Per i fatti di quel periodo ,per le persecuzioni, per l’emigrazione, denominatore comune che ha colpito il Nord quanto il Sud .In obbligo alla città che mi ha ospitata si rende necessario soffermarsi su fatti che ,sia pure in contesti differenti , hanno segnato le popolazioni del Nord: Il Nord deve conoscere la verità sul Sud e usare nei nostri riguardi un maggior rispetto per la nostra Storia e la nostra dignità visto che siamo stati avvelenati dallo stesso male e il Sud conoscere  quella del Nord.,al di là dei luoghi comuni e delle sterili rivendicazioni.Alcune notizie di cui sono andata in cerca nelle giornate veneziane mi hanno aperto uno squarcio proprio su quella storia nascosta  di cui dicevo prima. L’Unità d’Italia con i suoi 150 anni di crimini, soprusi e devastazioni sono un problema italiano .I Veneti come gli altri Popoli della penisola hanno de facto subito un’occupazione.E’ ormai noto e  chiaro che per quanto riguarda il Sud in cui la pesante mano dei Savoja si sente fin dal 1860 estendendo,alla Siclia, le leggi speciali del Regno di Sardegna e Piemonte,nel resto della penisola, il consolidamento del potere dei giadujotti è stato fatto con violenze, soprusi e prevaricazioni di ogni genere. Le realtà politiche e partitiche italiane ” di ieri, oggi e domani non possono fare distinguo sulla loro complicità rispetto ai crimini italiani, fintantoché si siedono o anelano di sedersi sulle careghe dell’occupante”-scrive- Demetrio Serraglia- “Non ci sono cesure politiche e storiche rispetto l’Italia monarchica, l’Italia fascista e l’Italia repubblicana, i crimini si sono continuamente susseguiti, anzi forse si sono affinate le tecniche e le abilità dei criminali e carnefici italiani.” Vi sono ,in Veneto come in Sicilia,una serie di misure governative che certamente sono state estese in ogni parte della penisola che hanno violato “ogni norma di diritto internazionale” e tutto il territorio italico è stato martoriato dai Savoja e dalle loro politiche. E’ doverosa una precisazione : senza dubbio la politica ha avuto un ruolo nefasto al Nord come al Sud gli ascari sono del Sud e del Nord.”In Veneto la tassa sul macinato è servita” per pagare i danni di guerra del 1866 che causa (come in Sicilia) una emigrazione di carattere biblico e malattie derivate dal cambio di alimentazione :la pellagra non era presente in Veneto prima dell’occupazione  piemontese”. E nel 1866 in Sicilia un’epidemia di colera fa 53mila morti.”L’ Emigrazione veneta  dal 1866 è il costo  dei “privilegi al governo italiano da parte dei governi che sfruttavano la manodopera dei popoli italiani :il Belgio per esempio, elargiva carbone al governo italiano in cambio di manodopera a basso costo. Prima del1866, in Veneto ,non c’era emigrazione”. Situazione molto simile in Sicilia o nel Sud della penisola dove l’emigrazione avveniva per motivi religiosi o politici. Il Plebiscito Veneto è stato  una burla , diversamente grave di quella che ha subito la Sicilia ,considerato che al tempo della consultazione siciliana ,il Plebiscito non è un istituto consultivo previsto dallo Statuto Albertino, pertanto oltre che broglio elettorale è stato anche un imbrogliio Costituzionale. .Il Plebiscito Veneto convocato per il 21 e 22 ottobre 1866 ,momento in cui “i francesi rinunciano al ruolo di garanti internazionali: due giorni prima del voto il Veneto passa, in una oscura stanza di un hotel lungo il Canal Grande, dalle mani del generale francese Leboeuf al commissario dei Savoia, il conte Genova Thaon di Revel. Il giorno dopo, il 20 ottobre, nella “Gazzetta di Venezia” appare un anonimo trafiletto: “Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”. Dov’erano i controlli internazionali  che sarebbero dovuti essere garanti della legittimità  della consultazione?”Altro che controlli internazionali, altro che “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”si legge in un articolo pubblicato il 5 gennaio 2008 da uno studioso di Storia Veneta, Ettore Boggiato,componente del Consiglio Regionale del Veneto,Assessore della Regione Veneto e autore di numerosi saggi storici pubblicati dall’Editoria Universitaria Venezia” “Non parliamo delle condizioni del voto: schede di colore diverso per il “SI” e per il “NO” e obbligo di dichiarare le proprie generalità”. Brogli ,una costante dei Savoia,minacce,ritorsioni, ricatti di ogni tipo hanno caratterizzato i Plebisciti In Sicilia come in Veneto.”In un documento nel quale ci si rivolge si dice “se non prendiamo il 99,99% dei voti ci penderemo nei vostri confronti “qualche pubblica e dolorosa soddisfazione..”. Il tutto in un clima di costante intimidazione. In un manifesto prodotto dal Comune di Vicenza si legge: “Chi dice SI mostra sentirsi uomo libero, padrone in casa propria, degno figlio d’Italia. Chi dice NO  prova l’anima di schiavo nato al bastone croato..”.IL SI lo si porta all’urna a fronte alta, colla benedizione di Dio! Il NO,  con mano tremante, di nascosto come chi commette un delitto, colla coscienza che grida: traditore della patria”.

In Sicilia è stato uguale , se non peggio:due urne, due schede di diverso colore, dichiarazione di generalità e i “NO” sono stati cestinati . L’Italia è nata su un imbroglio, sulla violenza, sul ricatto, sull’intimidazione e sul sopruso non per scelta,per questo Salvatore Natoli Sciacca ed io abbiamo scrittola Nazione che non fu, Operazione Verità , perché la storia scritta dai vincitori non offendesse la memoria dei vinti, perché è vitale che ogni popolo, ogni regione,  ogni terra conosca la propria storia, possa piangere i propri morti , possa scoprire e interiorizzare la propria provenienza:un popolo privato della propria Storia e della memoria  diviene un popolo privo di identità  ed è facile manipolarne il consenso. Questo è accaduto  e non serve nasconderlo, 150 anni di menzogna non possono e non devono essere cancellati e tutti abbiamo l’obbligo di non dimenticare, nessuna cosa buona nasce dalla menzogna,dall’omissione; ciò vale perla Sicilia  come per il Veneto e per tutte le Terre d’Italico suolo.

E infine mi piace riportare una frase scritta da Indro Montanelli:  “L’Italia è finita. O forse, nata su plebisciti-burletta come quelli del 1860-61 (e anche quello del Veneto nel 1866)non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere”.

 

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Le allegorie di Tiepolo e la Bugia Risorgimentale

Villa Zilieri, Tiepolo, il Tempo scopre la Verità.

“La Nazione che non fu” Operazione Verità è un saggio storico scritto in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Mi piace ricordare a proposito della Verità, gli affreschi di Villa Zilieri di Giovan Battista Tiepolo le cui allegorie ben si adattano alla materia di cui trattiamo. Il Tempo- negli affreschi della Villa vicentina- è un anziano alato, che regge la falce e solleva il manto bianco denudando la Verità illuminata dal sole. Più in basso precipitala Menzogna: un serpente le avvolge il braccio. Alla parete occidentale c’è la Vigilanza a piedi nudi che trionfa sul Sonno: un monito. Infine a oriente, l’Innocenza che scaccia l’Inganno che tiene in mano una rete da pesca, con dentro alcuni pesci, caduti nelle trame dei suoi espedienti l’allegoria di Tiepolo ben si adatta al nostro libro e alla Grande Bugia Risorgimentale. Per intere generazioni dalla Riforma Gentile in poi ci hanno insegnato un Risorgimento inesistente. Abbiamo scritto questo saggio perché la storia dei vincitori non offendesse la memoria dei vinti. L’abbiamo narrata con carte alla mano: Narrare la memoria senza supporti è operazione inutile,quando non dannosa ma, c’è qualcosa di peggio della menzogna: la manipolazione della Verità.

Il Risorgimento Italiano ha due momenti importanti quello della preparazione e quello dell’attuazione. La sua preparazione ha una motivazione politica e storica: Mazzini che è il vero Padre del Risorgimento Italiano e dell’Europa dei Popoli raccoglie politicamente l’eredità della Rivoluzione francese e la rielabora, concettualizzando la Primavera dei Popoli: basta leggere i suoi scritti politici per rendersi conto che l’Unità d’Italia fa parte di un disegno molto più vasto che si chiama Giovane Europa, l’Europa dei Popoli.

La preparazione politica risorgimentale è la fase che ha avuto come martiri gli uomini di pensiero compreso lo stesso Mazzini che ha vissuto sempre in esilio. Il momento dell’attuazione invece è una tigre cavalcata dai furbi (forse come sempre nella storia) che hanno tradito l’Ideale di Mazzini e di tutti i rivoluzionari che per quella causa sono morti. Non si contano gli atti di barbarie, di violenza e di sopruso, esercitati sulle popolazioni meridionali e in particolar modo per la Sicilia. Va ricordato anche che l’annessione della Sicilia attraverso il plebiscito è non solo un broglio elettorale ma un imbroglio Costituzionale .Al tempo, il plebiscito non è una consultazione prevista nello Statuto Albertino, ancora in vigore nel momento della consultazione in Sicilia. Nel1869 anove anni da Teano, tutta la penisola è sottoposta a vessazioni e repressioni di ogni tipo da parte dei piemontesi. Basta leggere i giornali del tempo. Basta leggere il Manifesto della Lega perla Paceela Libertà, pubblicato per intero nel libro per sapere chela Nazioneitaliana non fu e ahinoi sembra anche che non sia. Dobbiamo accordarci sul concetto di Nazione che è tale –scrive Renan quando è per “il cittadino di quella nazione il Plebiscito di ogni giorno”. Nel 1860 la Nazionenon fu perché nulla, il territorio italico, aveva di Nazione; idee, pensieri, e ideali che potessero renderla tale. La stessa Sicilia ha appoggiato i gianduiotti piemontesi più per reazione che per convinzione, è importante il fatto che Ferdinando IV di Borbone sopprima la Nazione Siciliana dopo 520 anni per farla diventare una provincia del regno di Napoli. I fatti accaduti dopo il 1860 dicono chiaramente che non vi è Italia e non vi sono italiani.

Le stragi consumate in Sicilia subito lo sbarco a Marsala fino ai Fasci Siciliani, ci fanno sapere che il costo di quest’Unità e il consolidamento del potere savojardo è costato ai siciliani e ai meridionali un elevato tributo di sangue versato per mano piemontese e poi, dall’esercito italiano. Tutti i siciliani da sei anni in poi dovrebbero conoscere la Storia della loro Terra, la negazione della memoria alleva individui senza identità e senza appartenenza. Chi non ha memoria non ha identità è questa la strategia perversa di cui sono stati vittime i siciliani. Vivere e crescere privati dell’appartenenza e della storia ha consentito che se ne manovrasse il consenso. Nella storia del popolo Siciliano ci sono centinaia di resistenze, molte guerre vinte basta pensare alla spedizione ateniese in Sicilia durante la guerra del Peloponneso, nel 415, che termina con la completa disfatta delle forze ateniesi per opera  dei Siciliani; Basta pensare alla Guerra del Vespro, che è la storia di una resistenza tutta siciliana durata novanta anni; basta rammentare tutte le rivoluzioni del 1800, dai moti del 1820 alla Primavera dei Popoli. E’ Palermo che dà la scintilla, insorgendo il 12 gennaio 1848. Dopo Palermo insorgono Parigi, Berlino, Budapest Venezia e Milano.E’ necessario rilevare che il messaggio sub liminale immesso come forma pensiero nella mente dei siciliani è stata una strategia mirata a convincere i siciliani della loro incapacità. Ciò ha fatto comodo alla politica in questi 150 anni, perché la gestione dei bisogni manipola il consenso, la risoluzione dei bisogni, invece, rende i cives liberi. Le strategie messe in opera sono una chiara prova che i Siciliani fanno paura. Perché l’Italia Nazione non è ancora oggi ? perché è un paese che da 150 anni corre a due velocità, un Nord evoluto e un sud depresso. Basta leggere i grafici dei flussi di emigrazione per rendersene conto; basta guardare le politiche sulla cultura. La Sicilia detiene un terzo del patrimonio culturale nazionale che muore nell’incuria, mentre da Roma in le politiche di conservazione sono state assai più efficaci: basta salire su un treno per accorgersi che letteralmente questo stato Unitario, corre a velocità assai differenti La Nazione prima di essere un concetto politico è una realtà interiore cui tutti i cittadini di un territorio sentono di appartenere. Sarebbe utile a tutti noi leggere o rileggere il viaggio in Sicilia di Franchetti e Sonnino due politici toscani che offrono un serio spaccato della res politica siciliana del tempo e in 150 anni nulla è mutato . Persino le politiche attuate dal 1948 a oggi hanno tradito lo Statuto, che è servito alla Catalogna per essere una realtà quasi indipendente e mi piace ricordare che il Presidente Trudeau nel 1981 ha avuto con l’on Natoli un colloquio di un’ora e venti minuti sullo Statuto Siciliano per la risoluzione della questione del Québec.Noi siciliani non riusciamo a capire perché gli articoli, 31 e dal 36 al 40 non siano mai stati applicati, mentre in val d’Aosta e in Alto Adige sì. Dobbiamo chiederci perché in sud Tirolo, arriva un fiume di denaro che certo, è anche bene utilizzato considerato che persino per gli extracomunitari il comune cospicuamente partecipa al pagamento dell’affitto di casa mentre i siciliani sono costretti a pietire la casa popolare, raccomandarsi, trovarsi un padrino persino per avere quanto gli si deve. Si è voluta immettere nella mente dei siciliani una forma pensiero che non li rende liberi che li obbliga a vendersi per un lavoro, per un certificato, per una licenza edilizia, Non lavori senza protettori. L’esperienza mi consta personalmente. Io che protettori non ne ho mai voluti né avuti nonostante la mia posizione: mio padre è stato politico di dimensione e spessore assai lontani dall’uso che, sempre, si è fatto della politica. Occorre mutare mentalità ,serve  una sorta di Rivoluzione Culturale che immetta nella mente dei siciliani che l’idea che hanno di loro stessi è errata  e che sono aquile che si pensano serpenti e strisciano invece di volare perché ignorano di avere le ali.  La gestione dei bisogni non paga, allevare schiavi umilia la dignità dei cittadini e alla lunga il sistema salterà, perché quando il male distruggerà il buono, distruggerà se stesso: la lezione è confuciana.

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Presidente per una notte.

Il pezzo è del 20 novembre 2010,lo ripubblico oggi. E’più che mai attuale. Sono obbligatorie precisazioni su alcuni fatti riemersi ieri alla Presentazione del libro “La Nazione che non fu” a Palermo, al Circolo delle Libertà.Colgo l’occasione per ringraziare,la Dott. Elena Saviano che ha cordinato i lavori e  organizzato la presentazione,i relatori On. Guido Lo Porto,Avv. Lino Buscemi, Prof. Tommaso Romano a cui va un ringraziamento speciale per avere argomentato con passione e grande competenza la materia del libro .Grazie all’attore Enzo Rinella che ha recitato un toccante monologo tratto dal libro di Matteo Collura “Qualcuno ha ucciso il generale”: Il generale Corrao soccorre Rosolino Pilo ferito a morte il cui adattamento scenico è  di Mario Gaziano.

Per  non dimenticare

E’ agli atti parlamentari dell’Ars (Assemblea Regionale Siciliana) un progetto , del 1989, di un deputato regionale, che avrebbe consentito di convertire la spazzatura in energia .Tal deputato, allora Deputato Questore all’ARS, intervistato dalla televisione dell’Ora di Palermo qualche giorno prima della sua elezione a Presidente della Regione, avvenuta il 27 novembre 1989, per onestà mentale e coraggio apertamente,in un’intervista ha detto: “dovete pensarci ad eleggermi,perchè che qualora fossi eletto presidente, non ci sarà più con la legge 1, la distribuzione a pioggia dei miliardi per pagare la spazzatura di tutta la Sicilia”.Al tempo la situazione stava in questi termini : tutta la spazzatura che confluiva in alcuni siti costava ai comuni un prezzo enorme, “un chilo di spazzatura milazzese che veniva portata a Boccadifalco costava al comune di Milazzo  1574 lire”.Il dato l’On Natoli lo aveva   avuto  dal segretario comunale di Milazzo, che aveva il dovere di fornirlo, perchè il Natoli, al tempo era anche Consigliere Comunale a Milazzo.

Natoli  è stato  eletto Presidente della Regione,con un voto in più di Nicolosi presidente uscente,ed ha accettato  l’elezione ringraziando il Parlamento e dichiarando ,(vi era stato un unico precedente nella storia dell’Ars) “che non avrebbe avuto contatti, nè ricevuto i segretari dei partiti politici, ma solo i capigruppo parlamentari perché rispondeva solo al Parlamento che lo aveva eletto e non ai partiti e meno che mai,ovviamente, al suo partito che era il PRI”. Aggiunge come si evince dagli atti parlamentari, “che i partiti dovevano fare un passo o tre indietro ed autorigenerarsi perchè la partitocrazia imperante aveva portato già all’esplosione per il costo sempre crescente della politica e dunque della corruzione ”. Quel Presidente eletto che ha accettato l’elezione nella stessa notte si è dovuto dimettere verso le sei del mattino  da Presidente , e non ha voluto  insediarsi ,pur avendone la facoltà. Secondo l’On Di Fresco,(allora deputato nazionale della DC che aveva sostenuto l’elezione di Natoli) anche il dovere di insediarsi a Palazzo D’Orleans , riunire la Giunta dimissionaria , ridistribuire le deleghe degli assessori secondo la sua volontà, trattenendo per se le deleghe che voleva, ma questo nonostante una pressione costante dell’on Di Fresco e pochi altri,Natoli, non ha ritenuto di doverlo fare. E’ stata  una pagina di storia siciliana non solo incompresa, ma certamente vanificata da un’informazione , specialmente della carta stampata, che al tempo scrisse che “il Presidente eletto Natoli, quella notte sciolse negativamente la riserva che aveva enunciato dopo l’elezione”.Gli atti parlamentari smentiscono questo asunto. Natoli non ha fatto alcuna riserva al momento delle elezioni, ha accettato  e  si  è dimesso dopo poche ore. Questa verità anche dopo tanti anni , la dice lunga e  dopo oltre  vent’anni è illuminante perchè il grande business della monnezza in Sicilia,affare plurimiliardario, non doveva e non poteva finire. A poco è servito che il Natoli nell’intervista dell’Ora citasse altre a città che avevano convertito i rifiuti in  energia in Francia ed in Germania e che anche due città italiane di cui una in Lombardia ,Rho ,ove, questa conversione era già avvenuta e forniva in quel comune e per i bisogni degli abitanti tutta l’energia occorrente. .Tutto vano, tutto dimenticato, tutto fuorviato. Ma questa non è mafia? vera mafia!Sono passati oltre vent’anni-dice L’on Natoli- “sono convinto se io non avessi fatto quella intervista tre giorni prima , avrei potuto fare  il Presidente-ma non sono certo che sarei vissuto  fin ora, anzi… e il mio eventuale assassinio sarebbe stato affibbiato esclusivamente alla cupola  mafiosa” .Per salvare la cupola politica? (nda).Ho potuto raccontare questi fatti  che sono tutti agli atti, anche perché io c’ero: al tempo  ero il Referendario Parlamentare del deputato Questore alla Presidenza della Regione.

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Che cosa è una Nazione?

Bandiera Siciliana voluta da Federico III  'd'Aragona.

Bandiera Siciliana voluta da Federico III 'd'Aragona,le due Aquile rappresentano la casa Svevia e Aragona.

Una cosa è lo Stato Unitario centralista-romano com’è stato il nostro, e altra cosa è la Nazione. Ernest Renan definisce nazione “l’anima e il principio spirituale di un popolo che ha una ricca eredità di ricordi ”ed “esiste finché trova posto nella mente e nel cuore delle persone che la compongono e che per esser tale deve essere, per il cittadino, il plebiscito di ogni giorno”. L’idea di nazione matura lentamente grazie al concetto di “gruppo di appartenenza”, pertanto la nazione ha insito in sé un concetto di appartenenza ,radice e lingua comune quale metodo di comunicazione. Ciò” prevede un profondo senso del noi, pace e ordine al suo interno, simboli e miti comuni, garanzia di protezione e consapevolezza della durevolezza nel tempo della nazione rispetto ai singoli individui.” Il senso del “noi”, appartenenti a un gruppo, a un territorio, a una storia a tensioni comuni si sviluppa nella popolazione grazie al confronto con il gruppo esterno, che assume, a volte, la forma di un nemico”Se riflettiamo su questo concetto di Renan, ci accorgiamo immediatamente che la Nazione italiana non fu mai e non è :nessuna cosa può crescere sul non essere. Non è stata Nazione all’atto della sua costituzione e non lo è diventata in centocinquant’anni poiché non vi è stata costruzione del senso comune ma solo unificazione di porzioni di territorio avvenuta con l’arbitrìo, col sangue e con la menzogna. Nazione è una “collettività umana con un riferimento comune a una cultura e a una tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato che costituisce un popolo e “ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione”che è nascita,i cui componenti s’identificano in una “comune identità cui sentono di appartenere legati da un sentimento di solidarietà”.Non possiamo in tutta onestà intellettuale dire che L’Italia esistesse, nel 1860; a quella data era una geografia assemblata sotto una sola bandiera, si è proclamato il re di un’estensione geografica, non di una nazione,basta annotare che Cavour, mente pensante dell’Unificazione parlava in francese e il sovrano della Nazione Vittorio Emanuele II ,si esprimeva in stretto piemontese ed era un sovrano che non rappresentava affatto la testa pensante di un popolo. Quel che è accaduto dopo il 1860 lo dice in maniera inequivocabile che non vi era Italia e non vi erano italiani. Scrive Giuseppe Mazzini: ” La Patria non è un territorio; il territorio non ne è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Finché uno solo tra i vostri fratelli non è rappresentato dal proprio voto nello sviluppo della vita nazionale – finché uno solo vegeta ineducato fra gli educati – finché uno solo, capace e voglioso di lavoro, langue, per mancanza di lavoro, nella miseria – voi non avrete la Patria come dovreste averla, la Patria di tutti, la Patria per tutti. Il voto, l’educazione, il lavoro sono le tre colonne fondamentali della Nazione; non abbiate posa finché non siano per opera vostra solidamente innalzate”(3) Nel 1860 dov’erano questi sentimenti di Unità nazionale? in quale storia e in quale vissuto il cittadino siciliano era pari o simile al piemontese?L’edificazione della casa comune era molto lontana e i fatti che narreremo di seguito dimostreranno tale triste realtà. In questo secolo e mezzo la Nazione Italiana non è stata mai stata tale, basta seguire i flussi emigratori non solo siciliani, dal 1880 fino al 1912,anni in cui vi sono avvenute massicce partenze verso il Brasile e l’Argentina,l’Australia.”Alla fine dell’800-osserva Nitti, non era solo il fattore economico a determinare l’esodo verso l’estero, ma le cause sono da ricercarsi nelle condizioni politiche ed economiche..l’abbandono che migliaia di emigrati danno alla patria è una protesta muta contro le condizioni a cui nella dolce patria erano costretti”(4) Che la Nazione non fosse tale ,lo diceva la disunità linguistica, e sociale,lo affermava la sensazione dilagante di non appartenenza a un’origine comune che ha caratterizzato il Nord e il Sud,allora come adesso. Non si può parlare di nazione in un Nord sviluppato un Sud depresso, non possiamo dire che in centocinquanta anni vi sia stata omogeneità di sviluppo territoriale, ovvero occupazione, scuole, servizi sociali, allo stesso modo a Nord e Sud del paese Non c’è nazione quando i siciliani abitanti in Sicilia sono appena sei milioni e quelli fuori dal territorio italiano oltre il doppio. Non c’è nazione quando prima del 1861 ,dai territori dei singoli ex Stati italiani si erano sviluppate modeste migrazioni mentre dopo l’unità l’emigrazione in Sicilia muta segno :prima dei piemontesi era legata al fattore politico-religioso, dopo l’unità a fattori economici e sociali. Questi fatti sono la dimostrazione sia della diaspora del popolo siciliano sia del fatto che siamo vissuti in uno Stato Unitario e non in una Nazione. (liberamente tratto da “la Nazione che non fu “di Salvatore Natoli Sciacca e Maria Rosaria De stefano Natoli)

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